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LO SPAZIO DEL CONTE

"C'ERA UNA VOLTA UN RE...MA MORI'!...."

TRAVAGLIO GOMEZ CORRIAS

 
December 27

Ci manca anche se, magari, non lo sappiamo

 
Post di fine anno di Daniele Luttazzi
 
Intervistatore: Il festival TTV di Riccione ti ha dato il suo premio tv per
Decameron. Che cosa significa per te, visto che in tv è durato poco...?
 
Daniele Luttazzi: Decameron sarebbe durato di più, se non l’avessero soffocato di notte con un cuscino. Il significato del premio è questo: la satira è più forte dei cuscini. Ma il pericolo resta: che i nuovi comici si auto-censurino per evitare grane. Prendi Gesù. 33 anni a raccontar parabole. Non sapeva neanche una barzelletta? L’hanno fatto fuori comunque.
 
September 25

AY CARAMBA

 

zapatero2004

 

Zapatero: «Berlusconi si deprime per i successi della Spagna»

Il premier socialista: "Siamo leader nella produzione dell'olio d'oliva, abbiamo superato l'Italia nel reddito pro-capite... e non è un mistero che ce l'abbiamo più lungo di tutti"

 

 

August 08

C'ERA UNA VOLTA...

C'era una volta un premier che disse:
 
“Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto. Se devo scegliere fra me, la consapevolezza di essere innocente, e il fatto che restando al mio posto possa mettere in grave imbarazzo il Paese che amo e che ho l’onore di rappresentare, non ho dubbi: mi faccio da parte perché anche il primo ministro dev’essere giudicato come gli altri. Dimostrerò che le accuse di corruzione sono infondate da cittadino qualunque. Errori ne ho commessi e me ne pento. Per la carica che occupo ero consapevole di poter finire al centro di attacchi feroci. Ma nel mio caso si è passata la misura”.
 
Inguaribili ottimisti lo metterebbero in bocca a Berlusconi, ma si tratta di una favola alla israeliana...
 

IL LEADER CON UNA MARCIA IN PIù, QUELLA SU ROMA

 
May 25

LA PAROLA A CARLO RUBBIA di Daniele Luttazzi

In una recente intervista, Carlo Rubbia ( premio Nobel per la fisica ) ( come Scajola ) ha dichiarato:

“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.

" Quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”.

Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali."

" Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.

“C'è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.

"I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.

Se è così semplice, perché allora non si fa?

“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”. (30 marzo 2008)

http://danieleluttazzi.it/node/353#comment-14792

May 13

LA VERITà è RIVOLUZIONARIA parte 1

 
  
«NEL TEMPO DELL'INGANNO UNIVERSALE, DIRE LA VERITà è UN ATTO RIVOLUZIONARIO»
 George  Orwell
 
April 19

HA DETTO TUTTO LUI

  
April 13

PROMEMORIA

"Appello elettorale. E' necessario battere col voto il così detto Polo delle Libertà. Destra e sinistra non c'entrano: è in gioco la democrazia. Berlusconi ha dichiarato di voler riformare la prima parte della Costituzione, che contiene i valori su cui si fonda la nostra società, e di volere altresì una legge che darebbe al Parlamento la facoltà di stabilire ogni anno la priorità dei reati da perseguire. Una tale legge subordinerebbe il potere giudiziario al potere politico, abbattendo così uno dei pilastri dello stato di diritto. Oltre a ciò Berlusconi, che è ancora indagato, in Italia e all'estero, per reati diversi, fra cui uno riguardante la mafia, insulta i giudici e cerca di delegittimarli in tutti i modi, un fatto che non ha riscontri al mondo. Ma siamo veramente un paese civile? Chi pensa ai propri affari economici e ai propri vantaggi fiscali governa malissimo: nei sette mesi del 1994 il governo Berlusconi dette una prova disastrosa. Gli innumerevoli conflitti di interesse creerebbero ostacoli tremendi a un suo governo sia in Italia, e ancora di più, in Europa. Le grandiose opere pubbliche promesse dal Polo dovrebbero essere finanziate almeno in parte col debito pubblico, ciò che ci condurrebbe fuori dall'Europa. A coloro che, delusi dal centrosinistra, pensano di non andare a votare, diciamo: chi si astiene vota Berlusconi. Una vittoria del Polo minerebbe le basi stesse della democrazia".
(Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Alessandro Pizzorusso, Paolo Sylos Labini, marzo 2001)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che io ho mai visto. E dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo. (...) Non sono spaventato: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato. Va bene, mi dicevo, succede anche questo: uno dei tanti bischeri che vengono a galla, poi andrà a fondo. Ma adesso sono davvero impressionato, anche se la mia preoccupazione è molto mitigata dalla mia anagrafe. Che vuole, alla mia età preoccuparsi per i rischi del futuro fa quasi ridere. (...) È strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt'al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile".
(Indro Montanelli, intervista a Repubblica, 26 marzo 2001)

http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/

March 28

ARTICOLO DI ELIO VELTRI


 
I programmi dei partiti (tutti) sorvolano sulla mafia. E non mi riferisco a quella delle fiction televisive e dei romanzi rosa. Parlo della mafia SpA (Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra, Sacra Corona Unita), la più grande multinazionale europea, con un fatturato valutato almeno 140 miliardi di Euro (Fonte Confesercenti; Procura nazionale antimafia, Commissione antimafia del Parlamento) che investe in 18 paesi del mondo e che a detta della relazione della Commissione antimafia del Parlamento sulla Ndrangheta (febbraio 2008), ha “colonizzato” Milano. La relazione lo dice perché sa che saremo pochissimi a leggerla, altrimenti non sarebbe stata approvata alla unanimità, e dopo averla letta non potremo fare nulla perché gli organi di informazione hanno per l’argomento un rifiuto maggiore dei politici.

D’altronde, negli atti del Parlamento da anni è depositato un documento della DIA (Direzione investigativa antimafia) che indica il numero degli affiliati in 1.800.000, mentre le televisioni parlano di 10-15 mila affiliati e secondo diverse fonti attendibili il patrimonio consolidato delle mafie ha un valore di 1000 miliardi, un po’ meno del debito pubblico. Dell’argomento si occupano cattedre di prestigiose università, il Senato degli Stati Uniti, l’Onu, l’Unione Europea. Ma i politici italiani promettono: diminuzione delle tasse, maggiore sicurezza sul lavoro, riduzione del precariato e più posti di lavoro, pur sapendo che investitori i altri paesi da noi non investono i loro capitali perché abbiamo in casa una delle cinque mafie più potenti del mondo, ma anche la più rispettata perché ha fornito alle altre cultura, modelli di comportamento ed esempi rari di accordi con la politica, con l’economia e la finanza. Quindi, i programmi e i comizi elettorali, anche televisivi, sono falsi perché oltre il 40 per cento della ricchezza prodotta è illegale e criminale e non paga né tasse né contributi. Il silenzio serve anche a convincere i cittadini, che il problema rimane confinato alle quattro regioni meridionali, nonostante MAFIA SpA ricicli e investa il denaro principalmente da Roma in su e all’estero.

IL Senatore Kerry ha titolato il suo rapporto al Senato degli Stati Uniti ”The new war”, quella contro il crimine organizzato che è uscito vincente dalla globalizzazione, dall’uso di Internet, dalla caduta delle frontiere. Luise I. Shelley, direttore del Transnational Crime and Corruption della Università di Washington ha osservato:” la criminalità transnazionale sarà per i legislatori il problema dominante del ventunesimo secolo, così come lo fu la guerra fredda per il ventesimo e il colonialismo per il diciannovesimo”. Se ne sono accorti tutti tranne i nostri leader politici e i nostri organi di informazione.

Poiché da mesi leggo sull’argomento libri e documenti mi sono chiesto il perché di tanto silenzio, interrotto solo da due intellettuali, Sartori e Saviano, che hanno intuito il problema ma non sono entrati nel merito più di tanto. So bene che qualche altro giornalista ogni tanto ne scrive, ma purtroppo per chi scrive e per noi, non provoca dibattito, perché se il dibattito occupasse le trasmissioni tv si dovrebbe chiedere lo scioglimento di consigli comunali del Nord Italia, una attenzione particolare al comune di Milano, e, soprattutto, si dovrebbe dire che la legge sulla confisca dei beni non funziona, che i paradisi fiscali andrebbero posti sotto embargo, che le banche italiane non dovrebbero aprirvi sedi e che non dovrebbero farlo nemmeno le società quotate in borsa. Inoltre banche e società finanziarie con tracce di denaro criminale andrebbero punite almeno con la sostituzione dei dirigenti e va da sé che analoga misura dovrebbe riguardare tutti gli uomini politici coinvolti. Quindi, in un paese come il nostro, non si può.

Ma, tornando alle domande, credo che le uniche risposte possibili siano queste:
1) I dirigenti dei partiti sanno, ma non hanno il coraggio di aprire una voragine dagli esiti imprevedibili. Quindi si comportano come se non sapessero, per viltà.
2) I dirigenti dei partiti sono collusi direttamente o per interposte persone. Come lo fu Andreotti a suo tempo.
3) I dirigenti dei partiti sono ignoranti perché presi dal teatrino della politica e sensibili solo all’informazione televisiva. Il che significa che si circondano di persone che sanno meno di loro;
4) I dirigenti dei partiti sanno, sottovalutano il problema e pensano di evitare il terremoto della verità perché per la durata dei loro incarichi ci penserà lo stellone.

Se il professore americano e con lui tanti altri (ho letto il libro del prof Masciandaro, docente alla Bocconi e consulente dell’ONU, “La farina del diavolo” del 2000!, che nella bibliografia riporta 32 voci di autori per la pubblicazione di oltre 50 volumi) avranno ragione, i dirigenti dei nostri partiti un giorno o l’altro saranno processati perché i nostri figli e i nostri nipoti saranno costretti a lavorare con imprese criminali e chissà in quanti lo fanno già senza saperlo. Saranno processati anche se furbescamente delegando il problema alla magistratura e alle forze dell’ordine pensano di potersene lavare le mani. Ma, una classe dirigente che delega il maggior problema politico del paese e ne fa un problema di ordine pubblico, prima o dopo deve pagare il conto.

Elio Veltri 
 
March 21

MARCO TRAVAGLIO E LA SANITà ...BIANCA

 
March 20

L'ORCO di Daniele Luttazzi

L'ORCO di Daniele Luttazzi

Dalla premessa che l’embrione è vita umana, l’Orco inferisce che l’aborto è omicidio e quindi va sospeso in tutto il mondo. A nulla vale ricordargli che l’aborto è moralmente giustificato quando in gioco c’è la salute della madre o l’embrione è gravemente malato; e che comunque spetta alla madre decidere: l’Orco si dice d’accordo con la 194, ma insiste ( ci sono le elezioni ) con gli effetti truculenti di cui è maestro. ( Per persuadere il lettore che la guerra in Iraq era giusta non esitò a pubblicare sul suo Foglio quattro pagine a colori di foto di ostaggi decapitati dai terroristi di Al Qaeda, anche se Saddam e l’Iraq non c’entravano nulla con Al Qaeda, e i terroristi che tagliavano teste erano la conseguenza di quella guerra. )

Grand Guignol retorico:
dice che le donne non sono assassine ( e intanto lo implica );
accosta la pena di morte all’aborto ( un deja vu che ha una sua ironia tragica: all’Onu, questa strumentalizzazione fu usata da sei Stati per opporsi alla moratoria della pena di morte. Erano Egitto, Libia, Iran, Sudan, USA e Vaticano! );
si augura di avere la sindrome di Klinefelter ( e chiede a sua moglie di pregare affinchè gli esami clinici lo confermino, una richiesta che è tutta una poetica );
invoca che tale sindrome sia cancellata dalla lista delle malattie che giustificano l’aborto ( non c’è mai stata nessuna lista del genere );
vuole seppellire i feti abortiti ( che però non sono persone, e infatti la Chiesa non li battezza );
affigge in tutt’Italia manifesti con la scritta “ Abortisce per un reality “ ( notizia falsa );
si atteggia a convertito ( ma un convertito senza carità è solo un inquisitore che sorveglia e punisce );
fa una similitudine impropria fra libertà delle donne e demografia coatta in Cina ( in realtà questa è contro quella );
si supera col paragone osceno fra aborto e Shoah.

Insomma una provocazione continua, un incessante rinnovare dolori, un insistente marchiare con infamia. Poi si offende se lo contestano ai comizi, che sono il suo piccolo teatro dell’atroce. ( L’obbrobrio come anatomia politica: frugare nel corpo delle donne, disarticolarlo, ricomporlo, è al contempo un rituale di supplizio e una tecnica di potere. )

Infine trabocca: -Sulle porte delle cliniche abortiste dovrebbe esserci lo slogan “Abort macht frei” così come all’ingresso di Auschwitz c’era scritto “Arbeit macht frei” .-

E qui un lettore gli dà del fesso: aborto in tedesco si dice abtreibung. “ Abort macht frei “ significa “ La latrina rende liberi ”.

Lo ritrovo dove l’avevo lasciato.

Materiali

Pachidermico, all’Orco non resta che librarsi in capriole logiche. Pur contenendo errori madornali, i suoi ragionamenti sbalordiscono perchè gli astanti, distratti dalle prodezze, non si accorgono dei fili trasparenti che gli permettono il trucco.

Spesso la capriola assume la foggia del sorite, l’argomento fallace che sfrutta la vaghezza di un’espressione. L’esempio classico è quello del termine “mucchio” ( soros, in greco ). Mille chicchi di grano sono un mucchio. Allora, anche 999 chicchi lo sono. Allora, anche 998. Se proseguiamo in questa direzione, però, si arriva alla conclusione che zero chicchi di grano sono un mucchio, il che è un paradosso. Non appena si definisce la parola “mucchio” in modo preciso, il paradosso cade. L’anno scorso, in un memorabile articolo di Panorama che ho incorniciato e appeso in salotto per l’ilarità del mio pappagallo, l’Orco difese Renato Farina, giornalista al soldo dei servizi segreti, tramite una concatenazione di premesse condizionali che di sfumatura in sfumatura giungevano alla conclusione secondo cui ogni reporter è una spia autorizzata che origlia. Basta interpretare la parola “giornalista” in modo preciso perchè la conclusione dell’Orco risulti fasulla. ( E infatti Farina è stato condannato.)

Del sorite si abusa nei dibattiti etici. Se un neonato è una persona, allora lo è anche un giorno prima di nascere. E il giorno prima di quello. E il giorno prima ancora. Continuando, si arriva alla conclusione che uno zigote è una persona: andrebbero rapidamente riscritte teologia e giurisprudenza. Il ragionamento può seguire la direzione opposta: se uno zigote non è una persona, allora non lo è neppure il giorno dopo. E neppure il giorno dopo quello. E così via, fino a concludere che un neonato non è una persona! E’ ciò che succede quando l’implicazione di un argomento ricava la sua plausibilità iniziale dalla vaghezza di una espressione. La legge allora accantona il sorite e sulla base di nozioni mediche stabilisce regole per l’interruzione di gravidanza entro i primi 90 giorni ( embrione ) o dopo ( feto ).

Un’altra capriola cui l’Orco ricorre di frequente è l’impersonazione. Un suo articolo di qualche anno fa, che cominciava con la frase “ Se fossi il papa direi questo “, ne è il modello. Oggi parla di aborto facendosi donna incinta ( “ C’è un bambino nella mia pancia. “ ) o malato Klinefelter. Che relazione c’è fra l’Orco e il papa, o la donna incinta, o il malato Klinefelter? Nessuna. In questo modo però l’Orco può millantare un’autorità che non possiede, di cui sfrutta gli effetti di persuasione psicologica ( Falso argomento d’autorità. )

Meno frequenti le altre piroette. Reclamare una moratoria ONU dell’aborto è un non senso, ma crea un argomento ad baculum se ci si appella a quella forza per far accettare una conclusione. I paragoni con la Cina o la Shoah sono errori di inferenza che creano analogie ( o generalizzazioni ) improprie, strumentalizzando. Sostenere infine che l’autodeterminazione della donna non può affermarsi contro il bambino è ovvio, ma è capzioso ribadirlo come se la legge già non lo impedisse. Questa tattica funziona però come argomento ad populum, l’appello ai valori. ( Per completezza: le foto dei decapitati per giustificare la guerra in Iraq costituivano una fallacia induttiva del tipo falsa causa, potenziata dall’effetto splatter. )

Curiosità finale, ovvero il mondo è piccolo

Antonio Campo Dall’Orto, il direttore di La7 che ha chiuso di forza Decameron ( conferendo definitivamente al mio personaggio una nota drammatica che le donne trovano irresistibile ) ha firmato per la moratoria.

http://danieleluttazzi.it/node/340

March 09

LA TEIERA di Bertrand Russell

LA TEIERA CELESTE di Bertrand Russell
"Se io sostenessi che tra la Terra e Marte c'è una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un'orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi, purché mi assicuri di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata, sia pure dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che - posto che la mia asserzione non può essere confutata - dubitarne sarebbe un'intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe con tutta ragione che sto dicendo fesserie. Se, invece, l'esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità, ed instillata nelle menti dei bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all'attenzione dello psichiatra in un'età illuminata o dell'Inquisitore in un tempo antecedente"
Segue commento di Richard Dawkins
"Il motivo per cui la religione organizzata merita ostilità aperta è che, a differenza della fede nella teiera di Russell, la religione è potente, influente, esente da imposte ed inculcata sistematicamente in bambini troppo giovani per difendersi da sé. Niente obbliga i bambini a trascorrere i propri anni formativi memorizzando pazzi libri che parlano di teiere. Le scuole sussidiate dal governo non escludono bambini i cui genitori preferiscono teiere di forma sbagliata. I credenti nella teiera non lapidano i non credenti nella teiera, gli apostati della teiera, i blasfemi della teiera. Le madri non mettono in guardia i loro figli sullo sposare dei pagani, i cui genitori credono in tre teiere invece che in una. Le persone che mettono prima il latte non gambizzano quelle che mettono prima il thè"
February 25

EL GATTO TITTA di Giuseppe Fucini

da "1° RASSEGNA DI POESIA POPOLARE - I POETI A BRACCIO DELLA TUSCIA"
 
EL GATTO TITTA
(GIUSEPPE FUCINI - MARTA)
 
C'è n'sogno
dillà de la strada,
lo 'nvita, lo chiama,
lue và.
'na macchina
sbuca veloce
nun frena lo 'nveste
lo sbatte lontano e prosegue,
è targata "DESTINO";
Dal corpo straziato
se n'esce la vita
e TITTA:
spanne la su' pelliccia
sul selciato.
 
Pe' tutte c'è 'n sogno
che 'nvita a la vita,
ma è sempre...
dillà.
 
 
February 21

SIAMO IN UN MONDO DI DISINFORMAZIONE

 

UE: ITALIA NON ATTUA CONVENZIONE CONTRO FRODI E CORRUZIONE

UE : Italia non attua Convenzione contro frodi e corruzione
di Gabriella Mira Marq

L'Italia e' fra gli Stati che non hanno completato l'attuazione e la ratifica della Convenzione contro le frodi europee e la corruzione dei funzionari della Comunita' europea e sara' pertanto richiamata individualmente dalla Commissione ed esortata a colmare la lacuna al piu' presto. Gli altri Paesi sono Belgio, Germania, Francia, Irlanda, Lussemburgo e Austria.

Gli Stati membri dell'UE avevano concordato nel 1995 di perseguire un'efficace tutela penale degli interessi finanziari dell'UE in tutti gli Stati membri per mezzo di una convenzione e relativi protocolli. Ma oltre dieci anni dopo la firma e tre anni dopo l'allargamento del 2004, la ratifica e l'attuazione di tutti i cosiddetti strumenti TIF ( "Tutela degli interessi finanziari") non è ancora completata, ne' nell'Europa ei 15, ne' negli Stati membri che hanno aderito all'UE nel 2004 o 2007.

Una relazione adottata dalla Commissione europea fa il punto di come gli Stati membri dell'Unione europea hanno rispettato gli obblighi concordati al momento della firma della Convenzione europea sulla protezione degli interessi finanziari delle Comunità europee e i suoi tre protocolli. Questi strumenti garantiscono sanzioni penali proporzionate per reati pregiudizievoli per il bilancio comunitario (entrate e spese) in tutti gli Stati membri.

La relazione deplora i frequenti ritardi nella ratifica e casi di applicazione non corretta. Per il vicepresidente Siim Kallas, responsabile di gestione, audit e lotta antifrode, "non è accettabile che gli Stati membri non soddisfino i loro obblighi assunti al momento dell'adozione di tali strumenti; garantire un livello elevato e uniforme di tutela penale degli interessi finanziari dell'UE e' un elemento essenziale per la deterrenza e per una efficace lotta contro la frode. Le frodi ai danni del bilancio comunitario e la corruzione che coinvolge funzionari della CE non sono che crimini. Il bilancio europeo è finanziato dal contribuente europeo e merita lo stesso livello di protezione del denaro nazionale".

L'Italia e' ad oggi l'unico Stato membro degli ex-15 che non ha ancora ratificato il protocollo 2a. La Commissione invita l'Italia a completare la ratifica senza indugio. Nonostante l'appello agli Stati membri in una prima relazione nel 2004, poi, oggi la seconda analisi conclude che sette dei "vecchi" Stati membri dell'UE non hanno ancora completato l'attuazione (Belgio, Germania, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo e Austria). Questi Stati membri saranno contattati individualmente per tentare di risolvere tali omissioni.

La Convenzione del 1995 stabilisce le conseguenze penali per le frodi ai danni del bilancio delle Comunità europee. Il primo protocollo mira principalmente a sanzionate gli atti di corruzione che coinvolgono funzionari nazionali e comunitari e che impattino sugli interessi delle Comunita' europee. Il secondo protocollo - quello che l'Italia non ha ratificato - impone sanzioni per le persone giuridiche, ed estende la legislazione in materia di riciclaggio di denaro alla protezione degli interessi finanziari delle Comunità europee.

www.osservatoriosullalegalita.org

February 06

CREATIVITY AT WORK

                                                                
February 04

RAI:IL PLURALISMO DELLA CENSURA di Norma Rangeri

RAI:IL PLURALISMO DELLA CENSURA   di Norma Rangeri
 
Siamo in campagna elettorale e scatta l'assalto all'informazione. Non tutta, solo quella che osa mostrare, sugli schermi del servizio pubblico, il lato "B" della politica. Che si tratti dello scandalo Bergamini-Saccà, o del comportamento dell'ex ministro della giustizia Mastella, o del sistema di potere dell'Udc in Sicilia, il risultato non cambia. Il Consiglio dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in silenzio sul vero scempio mediatico di questi anni, i processi al sangue a reti unificate, richiama all'ordine il programma Annozero di Michele Santoro, giudicando lesive del pluralismo alcune puntate dedicate al rapporto tra politica e malaffare. L'accusa è attentato alle regole, l'individuazione dei corpi del reato è un trittico che disegna già le linee di intervento del centrodestra.
Raccontare al telutente che l'ex presidente della regione Sicilia, Totò Cuffaro, per sua stessa ammissione, aveva rapporti con chi sapeva essere persone processate e condannate per reati di mafia, non si può. Se non in presenza del politico medesimo. Diversamente, si fanno processi mediatici. E' una balla ma va per la maggiore. Si dice pluralismo e si intende lottizzazione, la stessa che si rappresenta nella composizione dell'Autorità: quattro membri del centrodestra, quattro del centrosinistra (tra i quali un ex deputato dell'Udeur).
L'obiettivo politico è sfacciato: avvertirne uno per educare tutti gli altri all'autocensura, preparando così il terreno al prossimo editto bulgaro. Oggi più facile di ieri. Per il clamoroso fallimento del centrosinistra sulle leggi di riforma del settore televisivo, perchè Enzo Biagi non c'è più, perché Santoro lavora scortato dalle sentenze della magistratura del lavoro, perché i telegiornali sono già così prudenti, da evitare, come ha fatto il Tg1, di inserire nei titoli della sera la sentenza dell'Unione Europea contro l'abusivismo di Rete4.
Non conta nulla che Cuffaro, invitato, abbia rifiutato di partecipare ad Annozero. Non importa che a difendere le sue relazioni pericolose ci fosse un dirigente del partito.
Discutere con parlamentari e ministri di ogni orientamento, non dei reati commessi dall'illustre esponente dell'Udc, ma del suo codice di comportamento, è lesivo dell'obiettivà. Non interessa neppure che a parlare della moralità pubblica di due dirigenti Rai, fossero, in par condicio, un esponente dell'opposizione e uno del governo. In questo caso si trattava delle intercettazioni telefoniche tra due alti dirigenti Rai: Deborah Bergamini (firma di prima pagina del Riformista) e Agostino Saccà. Attentato al pluralismo (il terzo avvertimento) anche aver intervistato i due magistrati (Luigi De Magistris e Clementina Forleo) protagonisti dell'ultima bufera tra giustizia e politica.
Se negli Stati Uniti uno dei candidati in corsa per le primarie fosse stato condannato da un tribunale a cinque anni (per qualunque reato), potrebbe presentarsi alle elezioni, come probabilmente verrà chiesto a Cuffaro? La tramissione Annozero si chiudeva con questa semplice domanda. Purtroppo retorica
.
 
 
February 01

LA TASSA BERLUSCONI di Marco Travaglio

MARCO TRAVAGLIO, ALLA LUCE DELLA SENTENZA  DELLA CORTE EUROPEA DI GIUSTIZIA SULLA CONCESSIONE DELLE FREQUENZE TELEVISIVE, SPIEGA COME STANNO LE COSE.
 
La tassa Berlusconi di Marco Travaglio

La giustizia a orologeria valica ormai i confini nazionali e dilaga, come un’inarrestabile cancrena, fino al Lussemburgo. Lì la Corte Europea di Giustizia ha stabilito che le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere via etere senza concessione su frequenze spettanti a Europa7 che la concessione vinse in una regolare gara nel 1999 mentre Rete 4 la perse, sono “contrarie al diritto comunitario”, dunque illegali. A partire dalla legge Maccanico gentilmente offerta dal centrosinistra al Cavaliere nel 1997, per proseguire col decreto salva-Rete4 e con la legge Gasparri varati dal governo Berlusconi II tra il 2003 e il 2004. Giusto in tempo per il suo probabile ritorno a Palazzo Chigi, dunque, si ripropongono intatti i nobili moventi della sua “discesa in campo” del ‘94: salvare le sue televisioni da una qualunque legge antitrust e salvare se stesso dai processi (a Milano stanno per chiudersi quelli per i fondi neri Mediaset e per la corruzione del testimone David Mills, a Napoli sta per aprirsi quello per la tentata corruzione di Agostino Saccà e di alcuni senatori). La soluzione ideale sarebbe depenalizzare anche la corruzione e trasferire la Corte europea da Lussemburgo a Brescia, o ad Arcore, per legittimo sospetto.

Nell’attesa, va detto che non sarebbe occorso scomodare l’Europa se l’Ulivo prima e l’Unione poi avessero fatto il proprio dovere: tradurre in legge le sentenze della Corte costituzionale del 1994 e del 2002 che fissano per Mediaset un tetto invalicabile di due reti. Ma, nei quasi sette anni in cui ha governato, il centrosinistra - che secondo l’ex senatore Franco Debenedetti, sempre spiritoso, sarebbe affetto da inguaribile antiberlusconismo - le diede tutte vinte al Cainano. Costringendo Francesco Di Stefano a un’estenuante battaglia legale prima al Tar, poi al Consiglio di Stato, infine alla Corte europea. L’anno scorso si arrivò all’incredibile: già regnante l’Unione, l’Avvocatura dello Stato seguitò a difendere la legge Gasparri alla Corte di Lussemburgo contro le legittime richieste di Europa7. Ieri il ministro Gentiloni l’ha parzialmente ricordato, facendo notare di aver invitato Palazzo Chigi a modificare le regole d’ingaggio all’Avvocatura rispetto a quelle dettate dal governo Berlusconi. Ma la sua missiva al sottosegretario Enrico Letta rimase lettera morta e il governo dell’Unione continuò a schierarsi pro Gasparri e contro Di Stefano. Ora il Consiglio di Stato dovrà risarcire l’editore di Europa7 per i danni subiti dal 1999 a oggi e, possibilmente, levare le frequenze occupate da Rete4 grazie a una serie di proroghe legislative compiacenti, per assegnarle finalmente al legittimo beneficiario e consentirgli di accendere, con nove anni di ritardo, la sua emittente nazionale.

Mediaset, in un comunicato spiritoso almeno quanto Debenedetti, sostiene che “Rete4 è pienamente legittimata all’utilizzo delle frequenze su cui opera. Quindi nessun rischio per Rete4”. In realtà non spetta a Mediaset, ma al Consiglio di Stato, decidere se assegnare a Di Stefano il solo risarcimento pecuniario, o anche le frequenze finora negate. Intanto l’Europa, che ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per l’illegittimità della Gasparri, potrebbe presto condannare il nostro Paese a versare una multa di 400 mila euro al giorno. Risarcimento a Di Stefano ed eventuale multa saranno, ovviamente, a spese dei contribuenti.

Secondo l’infallibile pratica del “ridi e fotti”, per 15 anni il Cavaliere ha imposto al Parlamento gli affari suoi come affari di Stato. Mantenendo Rete4 sull’analogico terrestre, ha incamerato introiti pubblicitari da favola che non avrebbe mai visto se l’emittente fosse finita sul satellite. E ora chi paga i danni? Lo Stato. Cioè, pro quota, ciascun contribuente. Se esistesse un’informazione decente, da oggi tutti i giornali e le tv dovrebbero annunciare agli italiani una nuova tassa: la “tassa Berlusconi”. Se esistesse un centrosinistra decente, dovrebbe promuovere una gigantesca class action di 58 milioni di italiani per chiedere i danni a Silvio Berlusconi. Il quale intanto, se tornerà al governo, sarà chiamato ancora una volta a risolvere ciò che i suoi presunti avversari non hanno mai voluto nemmeno sfiorare. Come diceva Sabina Guzzanti nei panni di Massimo D’Alema,“io a Silvio Berlusconi ho fatto un discorso chiarissimo sul conflitto d’interessi. Gli ho detto: Silvio Berlusconi, il conflitto d’interessi è tuo? Risolvitelo da te!”.
 
January 31

UN PAESE DIVERSO DAGLI ALTRI di Umberto Eco

PUBBLICO L'ULTIMA "BUSTINA DI MINERVA" DI UMBERTO ECO EDITA DA "L'ESPRESSO" 
 

Un paese diverso dagli altri

Dialogo con un amico straniero sulle dimissioni  di Mastella, sul governo, sulle dichiarazioni fatte  all'estero dai nostri politici, sul ruolo dell'opposizione e quello della maggioranza
 
Ma che cosa è successo da voi nelle ultime due settimane? mi chiede l'amico straniero. Mah, rispondo, un ministro è stato accusato di concussione. Beh, dice l'amico, niente di strano, è successo anche da noi. Come ha reagito il governo? Gli ha assicurato la sua solidarietà morale, rispondo. Giusto, dice l'amico, il governo deve supporre che, sino a che non sia provato che il ministro ha davvero commesso un crimine, egli sia una persona per bene, altrimenti non l'avrebbero mai cooptato. Piuttosto, continua, l'amico, dimmi che ha fatto il ministro. Rispondo che, per essere libero di tutelare la sua onorabilità e non mettere in imbarazzo il governo, ha dato le dimissioni. L'amico osserva che siamo davvero davanti a una persona degna del massimo rispetto. Così si fa nei paesi civili.

È vero, gli dico, ma è successa una cosa strana. Quel ministro, che si trova evidentemente in aspra polemica con la magistratura che l'ha accusato, ha detto che se il governo non aderirà alla sua polemica gli ritirerà i voti del suo gruppo e lo farà cadere. Osserva l'amico che questo suona un poco come un ricatto: se il ministro aveva dato le dimissioni per potersi difendere liberamente senza coinvolgere il governo, perché allora lo coinvolge? La cosa mi fa specie, dice, anche se comprendo che il vostro è un governo che si regge sull'appoggio esterno, contrattato volta per volta, di vari gruppi, tra cui quello del ministro in questione.

No, correggo: al governo c'è una 'unione' di partiti che si sono presentati alle elezioni sotto la stessa bandiera perché condividevano tutti alcuni sacri principi e tutti si opponevano a quello che consideravano il malgoverno precedente. Mi domanda l'amico: compreso il gruppo del ministro dimissionario? Certo, rispondo. E dunque, insiste l'amico, il ministro di cui si parla aveva aderito alla unione per motivi ideali ed era, sia pure in senso metaforico, disposto a battersi sino all'ultimo per il trionfo di quei principi ideali. E come no, rispondo io. E allora, si stupisce l'amico, perché nel momento in cui viene accusato il ministro non crede più in quei principi ideali e minaccia di far cadere quel governo per sostenere il quale è stato eletto?


Non sapendo cosa rispondere, prego l'amico di cambiare argomento. Egli mi chiede allora come mai quando un nostro uomo politico, compresi gli uomini di governo, fa un viaggio e viene intervistato all'estero, anziché farsi interprete degli interessi del nostro paese presso il paese ospite, rispondendo alle domande dei giornalisti locali, risponde invece alle domande dei giornalisti italiani, che tra l'altro non si vede perché abbiano fatto un viaggio così costoso per domandare al politico cose che avrebbero potuto domandargli in patria. E nel rispondere a quelle domande il politico parla di cose di casa propria, lanciando dei messaggi sovente minacciosi non solo ai suoi avversari ma spesso anche ai propri colleghi di partito o di governo. Mi dice l'amico che nel resto del mondo civile, se un uomo di governo deve fare una dichiarazione importante, non fa del turismo ma resta nel proprio paese e convoca una conferenza stampa o addirittura lancia un messaggio alla nazione, come fa spesso il presidente Bush; oppure parla in parlamento, che è la sede deputata per dichiarazioni che concernono la politica nazionale. Vedi, gli spiego, se il nostro politico parla in una conferenza stampa o in parlamento, il suo discorso viene registrato parola per parola, e dopo non può più smentire quello che ha detto. Invece parlando all'estero, la sua voce arrivando in patria attraverso la mediazione di cronisti, può sempre dire di essere stato frainteso. Ma perché un politico desidera essere frainteso, mi domanda l'amico? Confesso che anche su questo punto non ho una risposta convincente. In ogni caso gli faccio notare che è importante per un nostro politico parlare all'estero, perché noi siamo dei provinciali e quello che si dice a Roma fa meno notizia di quello che si dice a Mombasa. Per questo i nostri politici fanno tanti viaggi all'estero, magari con famiglia - la cui unità va salvaguardata.

Sembrate quasi un paese diverso dagli altri, dice l'amico. Per esempio, perché sin dal primo giorno dopo le elezioni, pare che il fine dell'opposizione nel vostro paese sia fare cadere il governo, tanto che la sua caduta viene richiesta e annunciata ogni giorno? Ma come, domando, il fine di una opposizione non è quello di fare cadere il governo in carica? Assolutamente no, almeno da noi, risponde l'amico. In democrazia il fine dell'opposizione è, poiché il governo è stato eletto, tallonarlo giorno per giorno, per fargli migliorare le leggi, per impedirgli di prevaricare. Se l'opposizione perde tempo ogni giorno per architettare piani per far cadere il governo, non ha tempo per studiare i progetti alternativi che dovrebbe opporgli, o le critiche circostanziate e continue alla sua azione, per correggerla.

Devo ammettere che ha ragione, anche perché da noi, per far cadere il governo, non è indispensabile l'opposizione, basta la maggioranza.

A questo punto devo ammettere che effettivamente sembriamo un paese diverso dagli altri.
 
UMBERTO ECO
January 29

MAGARI NON LO SAPETE, MA....

Federico Valerio. Direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell’Istituto Tumori di Genova
 
 
 
 
 
 
January 28

QUESTA SERA NON VEDRETE IN TELEVISONE .. ATTO SECONDO

IN 5 PARTI, PROPONGO IL PRIMO FILMATO DI UN SERVIZIO CENSURATO IN ITALIA
 
 
 

QUESTA SERA NON VEDRETE IN TELEVISIONE QUESTO

VI PROPONGO IL PRIMO DEI TRE VIDEO SU LA TECNOLOGIA DEL CONSENSO
 
 
 
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